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Gennaio 14, 2018
Nelle Canzoni di Pisurzi le radici della letteratura sarda

L’edizione critica dell’opera del poeta Pisurzi (1707-1796), sacerdote nato, vissuto e morto a Bantine, frazione di Pattada, è modello straordinario ed esemplare su cui costruire il processo di riconoscimento del patrimonio linguistico e letterario della Sardegna, rifuggendo – grazie al metodo rigoroso e scientifico della filologia – da errate interpretazioni o falsi miti. Questa l’opinione su cui ieri si sono incontrati accademici e studiosi di discipline umanistiche, artisti e depositari dell’eredità dell’autore settecentesco che hanno presentato, nella sala conferenze “Giorgio Pisano” dell’Unione Sarda, “Le canzoni di Pisurzi”, volume di Giancarlo Porcu, filologo, critico letterario ed editor per Il Maestrale, casa editrice che ha pubblicato il poderoso saggio.

Invitati da Maria Antonietta Mongiu, presidente dell’associazione Lamas – che col Maestrale ha promosso l’evento cagliaritano –, il glottologo Giulio Paulis, il filologo Maurizio Virdis, lo storico Luciano Carta, don Gianfranco Pala, parroco di Bantine e Pattada, il filosofo Silvano Tagliagambe, lo scrittore Giorgio Todde, il cantautore Piero Marras, l’antropologo Bachisio Bandinu e Romano Cannas, già direttore Rai Sardegna, hanno apprezzato il valore del lavoro di Giancarlo Porcu, definendolo come “monumento”. «Superando etnocentrismo e folclore - ha detto Mongiu che con Antonina Scanu ha coordinato l’incontro –, insegna che la nostra letteratura non ha bisogno di un approccio speciale. Richiede invece scienza e metodo. Serve si superi l’idea secondo cui la poesia sarda, ritenuta territorio di oralità, non abbia espresso scrittura. Grazie all’edizione critica di Pisurzi abbiamo la percezione della quantità di testi che necessitano dell’intervento della filologia».

Durante la presentazione si è anche riflettuto sul bisogno di archivi e luoghi di cultura aperti alla fruizione pubblica, così da evitare che le comunità (e quindi la Sardegna) perdano i testimoni della memoria. Il senso del coinvolgimento dei cittadini nella valorizzazione e salvaguardia del patrimonio culturale è stato ieri evidenziato dalla partecipazione ai lavori (Lamas ne curerà la pubblicazione) di tanti pattadesi e del loro sindaco Angelo Sini. La voce viva del paese, che vanta una tradizione lirica antica, ricca e ininterrotta, è arrivata grazie al coro “Santa Rughe” e ai lettori che hanno fatto risuonare – esigendo l’ascolto speciale che Michelangelo Pira auspicava per la poesia – la musicalità dei versi del prete-letterato di Bantine.


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