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Luglio 8, 2020
Quando il Duce spedì le levatrici in Sardegna

«Rocce su rocce, che spuntano su alte colline. Strada bianca, polverosa, curve su curve. Sto arrivando in un altro mondo, un mondo nuovo». Chiudete gli occhi e immaginate un paese povero, anzi poverissimo della Sardegna. È il 1939. A Perdasdefogu le case non hanno né acqua corrente, né luce elettrica. Si vive con pochissimo. Questo vede Ida, appenda due giorni dopo il diploma, spedita in un "mondo antico" dal Regime che vuole combattere la mortalità infantile. Senza poter neppure salutare i genitori, si imbarca su un bastimento che fa rotta per Terranova. Lei è una giovane levatrice come le altre 21 compagne di viaggio. Sono ostetriche, appena uscite dall'università di Bologna. Ognuna di loro avrà una condotta nel cuore più desolato dell'Isola, una dote di povertà e ignoranza, di condizioni igieniche precarie per mettere un figlio al mondo. La giovanissima Ida Naldini, con sangue toscano e campano nelle vene, arriva a Foghesu, e a Foghesu saprà costruire la sua vita, con intelligenza, senza pregiudizi, e un'assoluta dedizione al suo lavoro che sembra reggersi sull'unico consiglio, ripetuto e ripetuto ancora: «Ogni giorno si lavi col sapone e con l'acqua calda e non solo il viso. Ogni giorno si lavi». Il suo compito è aiutare le donne a partorire e lo fa senza paura, anche quando deve guadare fiumi, farsi scortare, volare in elicottero. Non ha paura neppure di integrarsi, di diventare una di loro. Mutuando lingua e costruzione, confessa «Quasi padrona della parlata e della metrica cantilenata foghesina, io rispondevo: Già torna».

La sua sarà un'esistenza ricca, piena di affetti. Senza rimpianti per ciò che ha lasciato dall'altra parte del mare, se non per la radio e per la musica di Chopin. Ida è una donna che guarda la vita a occhi aperti, per quella che è: dobbiamo crescere, cresceremo insieme. Ida Naldini, Signorida, s'allevadora, è la stupenda figura femminile protagonista di "Hotel Nord America", dal nome dell'albergo dove le ragazze vengono ospitate la prima notte a Nuoro, e scambiate per prostitute, quindi assediate da maschi bramosi. E' l'ultimo intenso ed emozionante libro del giornalista Giacomo Mameli (Il Maestrale, 300 pagine, 18 euro), un libro che si divora. Un originale diario in cui la delicatezza e la grazia dei sentimenti e delle riflessioni di una giovane donna si intrecciano indissolubilmente con l'evoluzione di un paese. Ida Naldini racconta di sé stessa e insieme racconta la storia dei piccoli centri della Sardegna. «È un paese di banditi? No poveri, molto poveri», si sente ripetere.

Il libro sembra nascere per caso, dal ritrovamento del diario dell'ostetrica di Foghesu che fa venire al mondo 1846 bambini. Ma per il cronista-sociologo Giacomo Mameli, quelle carte dense di affetto sono lo straordinario spunto per raccontare, attraverso gli occhi della madre (anche se nel libro questo non si dice), un universo affollato di personaggi le cui vite sono complementari a quelle degli altri compaesani. Ogni piccola vicenda è il frammento di un affresco irripetibile e al tempo stesso simile a tante altre realtà isolane. Così nonno Ponziano, secondo marito di Massimina, resta incantato davanti al Camion Progresso, un'Isotta Fraschini che divora i tornanti. Ma è un giorno di pioggia e il Camion Progresso sfreccerà, incurante del viandante, sulle pozzanghere. I gambali lustri di Ponziano saranno sporcati dal fango e all'austero pastore non resterà altro che sibilare "Maladitt'e progressu", accidenti al progresso.

C'è Orazio, un uomo gentile che andava a cavallo a Lanusei per fare la levata del tabacco per il suo emporio, che spunta da ogni angolo pur di corteggiare la levatrice. Lo fa con l'allegria degli innamorati e Mameli è bravo a far sbocciare la storia d'amore che cambia per sempre il corso della vita di Ida, quasi in controluce: l'impegno d'amore è affidato, come da regola, a una ciocca di capelli. Forte di una scrittura gioiosa in cui la costruzione alla sarda, le esilaranti storpiature latine, hanno diritto di cittadinanza, Mameli racconta, fa il cronista: il merito di questo libro è di non lasciare mai spazio alla lamentela. Dà cifre che diventano le facce dei bambini e dei loro genitori; con un paio di scarpe fatte dal ciabattino Giacu a Lanusei per il nipote Arnaldo, fa comprendere a Orazio la teoria dell'economia circolare di Keynes. Ci sono i fascisti, le persecuzioni, le guerre e il referendum monarchia-repubblica, i primi comizi, e c'è soprattutto la base missilistica americana e l'arrivo dei cronisti dei più importanti quotidiani. Un cambio epocale per la piccola Foghesu. E c'è un'isola, dura, difficile, bellissima vissuta appieno da una giovane continentale diventata (finalmente) sarda.

Caterina Pinna

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