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Agosto 2, 2020
Quelle venti ostetriche da Bologna nel Nuorese

Perdasdefogu (“pietre di fuoco”), un nome meraviglioso nel cuore della Sardegna, nell’area dell’Ogliastra, in provincia di Nuoro. Altitudine seicento metri, duemila abitanti, sede del discusso poligono militare interforze di Salto di Quirra, che negli anni Cinquanta fu base di importanti lanci missilistici, una «Cape Canaveral italiana».

Foghesu (è il nome originale sardo) ha uno degli indici di longevità più alti d’Europa. In questo luogo in apparenza marginale è passata la storia ed è merito di Giacomo Mameli averla narrata, coniugando le storie minute delle persone con i grandi eventi.

Il documentato racconto di Mameli prende le mosse nel 1939, in piena epoca fascista, quando venti ostetriche appena diplomate all’Università di Bologna vengono mandate in Sardegna per aiutare a risolvere il problema dell’elevata mortalità infantile. La destinazione è la provincia di Nuoro. Sbarcate col traghetto a Terranova (nome allora dell’attuale Olbia), esse raggiungono Nuoro in corriera e sono alloggiate all’Hotel Nord America. Smistate in varie località esse cominciano a svolgere con entusiasmo e ottimi risultati il proprio compito. Usando in primo luogo la regola dell’igiene, abituando all’uso quotidiano di lavarsi, sollecitando tenacemente gli organi istituzionali a portare l’acqua ovunque.

L’attenzione è in particolare concentrata su un’ostetrica, Ida Naldini, giunta dal «continente» appunto a Foghesu, «un paesaggio antico» dove «la mano dell’uomo non si nota» e dove dominano rocce e capre. A Foghesu Ida diventa un punto di riferimento della sanità e contribuisce alla nascita di centinaia di bambini. Si sposa e forma una famiglia numerosa, assumendo l’identità e le responsabilità della sua nuova vita in Sardegna. Quello di Ida diventa il modello delle donne su cui è basata la storia della nostra Repubblica, l’uscita dalla guerra e la creazione dell’Italia odierna. Con il merito di avere tenuto un diario che descrive la propria vita.

A Foghesu scorrono le vite delle persone come quelle dell’Italia: il referendum tra monarchia e repubblica, il voto alle donne, la politica della Democrazia cristiana e quella del Partito sardo d’azione, il banditismo, la fondazione del poligono militare con il boom dell’edilizia e l’arrivo di soldati e scienziati dal mondo: dalla secolare povertà Foghesu passa all’illuminazione delle strade, «nelle case l’acqua scendeva dai rubinetti e i televisori spuntavano come funghi, ogni giorno arrivavano le medicine».

Arrivano pure gli effetti della legge Merlin, che fu un «terremoto nell’Italia dei finti perbenisti» e provocò anche la triste chiusura dell’Hotel Nord America. Nel 1963 assieme alla musica dei Beatles giunge la scuola media unica e gratuita, che è la «vera svolta» nel progresso di un Paese e di una nazione. Dal 1939 al 1979 il racconto di Hotel Nord America illumina in modo esemplare molti momenti nodali della storia italiana del Novecento.
Gino Ruozzi

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