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Ora che la casa editrice Il Maestrale propone, curata da Giancarlo Porcu e con una prefazione di Paolo Carta, una nuova edizione del saggio di Antonio Pigliaru Il banditismo in Sardegna. La vendetta barbaricina come ordinamento giuridico (pp. 497, euro 25,00), il primo passo utile per avvicinarsi a questo volume (di cui l’ultima edizione risale a venti anni fa sempre per il Maestrale e che raccoglie saggi di diversi periodi) sarà quello di inquadrare storicamente il suo nucleo principale che attiene appunto alla Vendetta barbaricina come ordinamento giuridico (pubblicato nel 1959 da Giuffrè).

LA PRINCIPALE e fondamentale acquisizione teorica di queste pagine è la rivendicazione dell’autonomia delle norme che regolano i rapporti all’interno delle comunità della Barbagia, intese come un contesto socio-economico tradizionale produttore di un ordine giuridico non soltanto perfettamente coerente al suo interno, ma anche (e forse soprattutto, nella prospettiva di Pigliaru) autonomo rispetto all’ordine giuridico della modernità.

Siamo nel campo della demologia giuridica, che Pigliaru attraversa partendo da riferimenti teorici precisi. Tre in particolare: la concezione del diritto come istituzione e la teoria del pluralismo giuridico elaborate da Santi Romano; il personalismo giuridico (il primato del soggetto e dell’azione del soggetto rispetto ad ogni forma di statico normativismo) di Giuseppe Capograssi, maestro riconosciuto di Pigliaru al quale «Il codice della vendetta barbaricina» è dedicato; la sociologia del diritto nella prospettiva indicata da Georgii Gurvitch, i codici giuridici come sistematizzazione normativa risultante da un processo di integrazione sociale.

Queste coordinate teoriche stanno però, a loro volta, dentro un quadro storico preciso, che aggiunge ulteriori determinazioni all’opera di Pigliaru. Quadro che puntualmente Lucio M. Lombardi Satriani richiama nell’introduzione scritta nel 1993 per l’edizione Giuffrè e ora riportata nella ristampa de Il Maestrale: «Nel dopoguerra il movimento dell’occupazione delle terre, le forti spinte separatistiche in Sicilia e in Sardegna la recrudescenza del banditismo in alcune aree meridionali riportano all’attenzione il Sud come problema irrisolto. La cultura progressista o rivoluzionaria ripropone – a livello letterario, cinematografico, artistico, demologico – una condizione umana e sociale densa di drammaticità e sistematicamente chiusa ed occultata. La lezione delle riflessioni di Antonio Gramsci, l’opera di Carlo Levi, l’impegno di documentazione di Rocco Scotellaro e di Danilo Dolci, i risultati dei viaggi etnografici di Ernesto De Martino contribuiscono a fare avvertire il Sud come luogo della cattiva coscienza nazionale».Antonio Pigliaru scrive dentro questo contesto storico. E ciò lo porta a sviluppare, al di là ma in certo qual modo anche coerentemente rispetto ai tre capisaldi teorici che prima abbiamo indicato, una forte sensibilità ai problemi della cultura delle classi subalterne. Una sensibilità che si avverte già viva nel Codice della vendetta barbaricina e che si manifesta ancora più esplicitamente nei cinque saggi che completano il volume edito da Il Maestrale, redatti dal 1959 al 1969 (anno della prematura scomparsa di Pigliaru a soli 46 anni) e tutti dedicati ad approfondire i temi al centro della riflessione dell’opera principale.

PARTENDO DALLA NEGAZIONE di ogni forma di positivismo giuridico per mettere in primo piano la pluralità degli ordini normativi e, soprattutto, la scelta del soggetto dentro un orizzonte in cui all’azione restano aperte opzioni di valore plurime, Pigliaru perviene a una lucida coscienza dell’autonomia della cultura delle classi subalterne. Il debito gramsciano è evidente, così com’è evidente che, al pari dei Quaderni dal carcere, Il codice della vendetta barbaricina si colloca ai primordi di una riflessione teorica che ha rotto molti schemi anche a sinistra e che ha avuto per tutta la seconda metà del Novecento e sino ad oggi sviluppi importanti.

COME PER GRAMSCI anche per Pigliaru riconoscere l’autonomia delle culture pone immediatamente il problema del rapporto tra tutte le fonti di legittimità presenti nello stesso campo storico. Ogni pagina del Codice è percorsa da questa tensione. Che è conflitto e insieme confronto, dialogo, tra ordini normativi. Ma là dove, sullo stesso piano teorico, in Gramsci prevale il conflitto, in Pigliaru vince nettamente il dialogo: nei Quaderni un pensiero rivoluzionario; nel Codice una visione in cui alla tensione fra i poli della tradizione e della modernità non segue il passaggio a un ordine nuovo che entrambi quei poli superi e trascenda. È, quello pigliariano, l’orizzonte che dal secondo dopoguerra a oggi ha orientato gli aspetti più progressivi della gestione dell’autonomia regionale sarda e, più in generale, delle pratiche politiche e istituzionali che hanno segnato il complesso rapporto del Sud d’Italia con il resto del paese.

Costantino Cossu, "il manifesto", 2.9.2021

Un racconto fotografico delle coste e del mare della Sardegna. Filo conduttore è il cambiamento che riguarda la storia, la geologia e gli ambienti sommersi. Sotto la superficie del mare, è messa in luce la crescente accelerazione delle trasformazioni indotte dalle attività umane che non risparmiano nemmeno gli abissi profondi. Uccelli marini, cetacei e pesci sono descritti con schede dedicate e riccamente illustrate.

Visioni del profondo e lacerazioni storiche armano la penna di Savina Dolores Massa, mentre musica, cultura, arti figurative colorano di vita le sue pagine. Tra frammenti di vissuto, dialoghi solitari, amori indichiarabili e treni dai vagoni vuoti, sfilano sempre le eterne visioni: in fondo nella Storia / di tori e maschi in guerra nell’arena. Insieme alle navi dei migranti, il paesaggio sociale e l’esclusione, l’albatros dai piedi azzurri della nostalgia, o l’animale sofferente della memoria.

E l’arroganza del Potere, gli oltraggi al pianeta, la circumnavigazione della psiche e dei suoi meccanismi. Finanche l’ultima piaga della nuova peste, la pandemia: Nell’assenza di bocche / non so più stare / e di pelli da accarezzare / e dita da baciare mordere lasciare.

Sassari 28 aprile 2015

Il nuovo romanzo di Giulio Angioni, Sulla faccia della terra (Il Maestrale - Feltrinelli), sarà presentato a Sassari martedì 28 nell’ambito delle celebrazioni di Sa die de sa Sardigna. L’appuntamento è per le 18.00 in piazza Mercato. A parlare del libro, insieme con l’autore, ci sarà Goffredo Fofi. Letture dal testo di Sante Maurizi.

La consegna del prestigioso riconoscimento ad Empoli, al Chiostro degli Agostiniani nella sera di giovedì 16 luglioEMPOLI – Anche per la sessantatreesima edizione del Premio letterario ‘Pozzale Luigi Russo’ la giuria ha deciso di assegnare il riconoscimento a tre autori e alle loro opere. 

I VINCITORI – Si tratta del romanzo Sulla faccia della terra dell’antropologo e scrittore Giulio Angioni, coedito dalla nuorese Il Maestrale e da Feltrinelli (2015); della narrazione storica La Resistenza perfetta di Feltrinelli (2015) dello studioso Giovanni De Luna; dell’appassionante studio Sindone. Storie e leggende di una reliquia controversa compiuto dallo storico Andrea Nicolotti (Einaudi 2015).

LA CONSEGNA – La cerimonia di consegna sarà accompagnata quest’anno anche da un ampio dibattito con gli autori. Appuntamento dunque giovedì 16 luglio, alle 21.30, nel Chiostro degli Agostiniani.

LA GIURIA – La giuria del premio vede al suo interno nomi prestigiosi del panorama culturale italiano: è presieduta da Adriano Prosperi, lo storico segretario è Giuseppe Faso, poi troviamo Roberto Barzanti, Remo Bodei, Laura Desideri, Giuliano Campioni, Loredana Lipperini, Giacomo Magrini, Cristina Nesi, Marco Revelli, Alessandra Sarchi, Biancamaria Scarcia e Gustavo Zagrebelsky.

LE OPERE – Il romanzo di Giulio Angioni, ambientato nella Sardegna assediata da pisani e genovesi del 1258, è stato definito dalla critica «uno dei più stimolanti e densi di contenuto della nostra recente letteratura, capace di dare voce alla radicalità dell’esigenza di uguaglianza e spirito di libertà in una grande avventura collettiva» (Goffredo Fofi).

Giovanni De Luna «oggi, a settant'anni di distanza dalla Liberazione, ripercorre a grandi linee il dibattito storiografico sulla ‘Resistenza armata’ e sulla ‘Resistenza civile’ per proporre il suo racconto della ‘Resistenza perfetta’, conducendo una ricerca che dal Diario si estende anche ad altre fonti, sia a quelle fasciste che a quelle partigiane, ai documenti degli archivi dei comuni e delle parrocchie, alle testimonianze e alle memorie note e a quelle inedite».

Andrea Nicolotti «racconta la vicenda di come e perché sia nata e si sia diffusa una devozione religiosa collettiva intorno alla “Sindone” - un telo di lino contenente l’immagine di un volto piagato e sofferente, apparso a metà ‘300 nella diocesi francese di Troyes e diventato oggi in Italia la meta di flussi di pellegrinaggi di massa».

LA STORIA del PREMIO – La storia del Premio letterario Pozzale affonda le radici nel 1948, dalla comune volontà di operai, contadini e intellettuali di unire le forze migliori per la ricostruzione morale e culturale dalle macerie della guerra. Della giuria hanno fatto parte studiosi e personalità di spicco del panorama culturale, come Luigi Russo a cui, per l'assiduità e l'affetto, è stato successivamente intitolato il Premio, Sibilla Aleramo, Romano Bilenchi, Cesare Luporini, don Ernesto Balducci, Cesare Garboli, Adriano Prosperi.

Il Premio è sostenuto dal comitato organizzatore di cui fanno parte il sindaco del Comune di Empoli, Brenda Barnini, e l’assessore alla cultura, Eleonora Caponi ed oltre alla biblioteca comunale ed all’ufficio cultura, i cittadini nominati dal sindaco tra i rappresentanti dei gruppi consiliari e tra coloro che hanno dimostrato particolare attenzione e impegno nella promozione culturale della Città.

Racconti con colonna sonora tradotti in inglese.

Nell'ultimo numero dell'americana Journal of Italian Translation (Volume XI, numero 1) si pubblica un saggio di traduzione in inglese dai Racconti con colonna sonora di Sergio Atzeni, a cura di Pasquale Verdicchio (traduttore di Pasolini, Merini, Caproni, Porta, Zanzotto; e autore di libri sulla letteratura migrante).

Un bell'omaggio al giovane deejay letterario che con assennata follia si muoveva libero fra musica, scrittura narrativa e fumetto.

Al MUA di Sinnai
Via P. Colletta - 20

Dialogherà con l'autore:
Giacomo Mameli
Letture:
Raffaele Tidu
In collaborazione con il Museo Civico di Sinnai

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